Quello che voglio dire è che emerge con forza l'evidenza che i mercati azionari stiano operando sotto l'influsso di un "ottimismo frenato" ma comunque vulnerabile.
La propensione a proiettare scenari di stabilità su un contesto intrinsecamente volatile espone gli investitori a repentine correzioni di valore. La lezione offerta dalle recenti fluttuazioni nello Stretto di Hormuz suggerisce che, in questa fase di incertezza globale, la prudenza analitica dovrebbe prevalere sulla ricerca affannosa di segnali di ripresa, poiché la velocità con cui le speranze del mercato possono infrangersi è direttamente proporzionale alla superficialità con cui vengono interpretati gli equilibri geopolitici.